ESSERE CHIESA AL SUD
Ci sono degli incontri con persone significative che aprono orizzonti e danno slancio al cuore per partire. Così l’incontro, all’auditorium del Villaggio del Fanciullo a Pozzuoli, con padre Giancarlo, come si fa chiamare Sua Eccellenza Monsignor Bregantini, arcivescovo di Campobasso- Bojano.
E’ approdato in Molise dopo la sua lunga esperienza calabrese, come cappellano nelle fabbriche di Crotone e nel carcere e poi come vescovo della diocesi Locri- Gerace. Queste esperienze, come lui stesso riconosce, sono state determinanti e hanno fatto maturare una modalità di guardare al Sud e ai suoi problemi, ma anche una consapevolezza della risposta pastorale che la Chiesa deve dare.
Erano in tanti ad ascoltare il suo intervento che ha inaugurato la scuola di formazione all’impegno sociale e politico. Con un linguaggio appassionato, vivace nelle espressioni ne individua il fondamento, i principi guida e traccia un itinerario di impegno, un manifesto potremmo chiamarlo, attraverso una serie di parole chiave. Padre Giancarlo ama giocare con le parole e costruisce continuamente dei binomi, spesso termini, espressioni mutuate dal linguaggio corrente alle quali affianca parole illuminanti e cariche di futuro.
Il suo discorso prende avvio dalla Caritas in veritate, l’enciclica di Benedetto XVI. E’ qui che si trova il fondamento dell’impegno nella società dei cristiani. Sin dai primi numeri l’enciclica sottolinea che “la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa” (nr 2), e d’altra parte senza la verità la carità scade nel sentimentalismo, nel fideismo, nell’incapacità di rispondere al reale, al quotidiano (nr. 3).
In questo senso allora una scuola di politica deve essere “l’occhio di Dio sui problemi della gente”. Deve aiutare quanti vi partecipano a guardare ”oltre”… Cos’è quest’oltre? Con passione e con grande capacità educativa egli ha provato a spiegarlo, o meglio a evocarlo, attraverso la poesia di Leopardi “L’infinito” . Le “siepi”, le marginalità, si superano “sedendo e mirando…” riflettendo insieme, lavorando insieme e il “vento” i segni di speranza non mancano …Basta guardarsi attorno: segno di speranza è la lettera che i giovani del Progetto Policoro hanno consegnato, in apertura dell’incontro, ai sindaci dei comuni della diocesi, un chiaro segnale di impegno alla cittadinanza attiva, al voler esserci e dare il proprio contributo. Segni di speranza sono quanti si dedicano con passione al loro lavoro. Segno di speranza, diremmo noi, è un vescovo che crede sul serio in quel che dice e fa, che sa schierarsi ed è capace di gesti forti che rompono con il sistema. E penso alla scomunica comminata agli uomini della ‘ndrangheta nel 2006.
Padre Giancarlo passa a individuare poi i tre cardini dell’impegno sociale e politico: la sussidiarietà, la solidarietà, il principio del bene comune. Guidati da questi tre principi possiamo leggere il territorio e conoscere le marginalità, evitare che esse diventino emarginazioni trasformandole in tipicità, in elemento identitario. La tipicità si deve poi intrecciare con la reciprocità. Una concretizzazione positiva di questa triade sono state le cooperative sorte in Calabria, grazie alla collaborazione con i contadini del Trentino. Per lo più invece abbiamo sotto gli occhi un Sud che manca di tipicità e rischia l’emarginazione e un Nord che ha esasperato la sua tipicità e manca di reciprocità.
Affida poi all’uditorio, alla chiesa di Pozzuoli cinque parole per il Meridione, che sono anche esse un itinerario, un progetto educativo. La prima parola è il sogno. Per ripartire, per ritrovare la sua identità gli uomini e le donne del sud devono puntare su ideali alti che facciano alzare lo sguardo su quell’oltre, occorre osare; ma perché non scadano in illusioni devono essere tramutati in segni, devono cioè concretizzarsi in opere e progetti. La grande piaga del Sud non è la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia, ma il destino, il consegnarsi rassegnati e ripiegati davanti alla storia, il non riuscire a creder che possiamo farcela, che cambiare si può trasformando il destino in progetto, “l’ormai in ancora”.
C’è bisogno di sentire che ognuno di noi è posto a custode di un giardino, seconda parola-chiave: la terra ci è stata affidata, è nostra, ed è necessario tutto l’impegno, la responsabilità, occorre fare proprio i sentimenti dello sposo . E’ questa la terza parola che dice ancora un atteggiamento da far maturare, da far crescere, da educare: educare alla fedeltà anche davanti al limite, alla marginalità perché è solo conoscendola, sentendo tutto l’amaro di una condizione che si può tentare di trasformarla. Dobbiamo affinare dentro di noi il gusto del cielo, della bellezza: Dio, l’arte, la bellezza della natura, le cose fatte bene … “è il cielo a rendere la terra giardino”.
E in ultimo la quinta parola è casa, che è anche il grande sogno da alimentare. Una Chiesa che sia casa accogliente dove i “cinque piani”, le cinque dimensioni dell’umano, non vivano isolati, slegati, ma interconnessi, non uno più importante dell’altro, ma ognuno sussidiario all’altro. Primo piano è la spiritualità, senza di essa non c’è opera sociale che tenga, è il fondamento, il respiro ampio dei valori dell’interiorità, che accomunano i credenti e non credenti… L’idea delle cooperative in Calabria è nata da un itinerario di ascolto della Parola: la storia di Rut. Secondo piano è l’etica: essa è la capacità di mettere in relazione quello che crediamo, speriamo, con la realtà, la quotidianità. La spiritualità senza l’etica diventa devozione, o devozionismo, pratica religiosa senza aderenza o contatto con il reale. La spiritualità e l’etica insieme creano cultura,essa è lo spazio della progettualità, dell’elaborazione. La politica è il quarto piano, ad essa è assegnata l’azione nella società e poi quinto piano l’economia che quando rispetta i livelli precedenti è distribuzione equa e solidale dei beni.
Ascoltando Monsignor Bregantini si fa spazio un pensiero… Abbiamo bisogno come Chiesa, come comunità di ripensare la nostra identità, la nostra pastorale mettendoci in ascolto della Parola. Certi che quando questo ascolto è vero fa maturare pensieri nuovi e uno sguardo profetico. E forse anche noi pronunceremo a Sud, e nei tanti sud, le parole infuocate di Pietro: “Non possiamo tacere…”
(Atti 4, 20 ).
sr Viola Mancuso


