Il Vangelo di questa domenica si apre con una domanda posta dai farisei a Gesù. Una domanda che non parte dalla ricerca della verità, dal desiderio di comprendere come vivere ad un altro livello, come sincero approccio ad un maestro di vita. No, è una domanda provocatoria di cui loro già sanno la risposta. Gesù è troppo autentico per i loro gusti, è una minaccia e allora bisogna partire in contropiede, provocando. È questo il gioco dei farisei. Certo Gesù perdonava i peccatori, predicava la misericordia, l’amore gratuito, ed ecco che la domanda è su una questione delicata dove tutto questo può essere messo in discussione.
È lecito a un marito ripudiare la propria moglie?
Ma Gesù rispedisce al mittente questa domanda, come a dire, voi sapete benissimo cosa è lecito e anche cosa è giusto. Già la domanda è forse segno di cuori induriti, chiusi, non liberi, che in fondo hanno bisogno che qualcuno decida per loro. Dio parla di ciò che è bene, ciò che è secondo retta coscienza. Dio non decide, infatti, cosa è lecito ma invita sempre ad uno sguardo d’amore e di unione. La risposta quindi è semplice, Dio ci ha sognato in comunione, l’uno per l’altro, la divisione l’ ha introdotta l’uomo. Questo discorso di Gesù continua ancora, anche i discepoli vogliono capire meglio e Gesù spiega ancora una volta quando l’uomo commette adulterio. Il problema forse non è comprendere, ma quanto cambiare atteggiamento di fondo di fronte alla proposta nuova che Gesù è venuto a portare. Gesù lo sa e offre i bambini come modello di accoglienza del regno. Il regno non si accoglie con false domande, con decidere cosa è lecito oppure no, con il desiderio di mettere alla prova per poter accusare. Le regole, le prescrizioni, le leggi entrano in campo quando non si è nell’amore, quando non si è con Dio.. E allora “lasciate che i bambini vengano a me”, anzi di più, diventate come loro e tutto sarà chiaro, semplice, possibile.
suor Giuliana
27^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)-DIO UNISCE, CREA RELAZIONI
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