“La sera di quel giorno, il primo della settimana…” (Gv 20, 19): è il giorno della Resurrezione che le donne annunciano sin dall’alba, dopo aver visto il Signore. Ma i discepoli tristi, delusi, intimoriti dai giudei continuano a restare in casa. Sono uomini senza più prospettiva, senza lavoro, senza affetti, né cose. In fondo, per Gesù avevano lasciato tutto e confidato in quel “centuplo” che egli aveva promesso. Ma ora… Non facciamo fatica a immaginarli, così ripiegati su loro stessi, in silenzio…perché sembra che anche le parole diventino inutili e insopportabili in certi casi.
E’ allora che Gesù in persona entra, rompe il silenzio con quell’augurio e saluto “Pace a voi!”. I discepoli hanno bisogno di ritrovare la speranza, di riconciliarsi con loro stessi, con i loro fallimenti, con le loro infedeltà e tradimenti. Gesù per ben due volte ripete “Pace a voi!” e per rafforzare questa esperienza, e perché i discepoli la rinnovino e testimonino, dà lo Spirito Santo. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. I discepoli di Gesù, che hanno sperimentato nella loro vita la gratuità dell’amore, l’amore non meritato ma donato, sono chiamati a dispensare il perdono, la misericordia a quanti incontreranno. Sì, perdono viene da “iper” e dono, è un super-dono…è il dono del Risorto. E’ il valore aggiunto che il Cristianesimo ha introdotto nella nostra vita. Nessuna vita nuova può iniziare sotto il peso e il ricordo di una colpa, senza scoprirsi amati e benedetti, senza un credito di fiducia che ci sa capaci di una vita diversa, altra.
“Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa…” e Gesù si presenta ancora a porte chiuse per incontrare i discepoli e Tommaso, l’unico che ancora non aveva incontrato da risorto. Per la terza volta rivolge quel saluto di riconciliazione “Pace a voi!”. Anche Tommaso ha bisogno di vedere e toccare le ferite del Risorto – i segni del peccato, del tradimento, dell’incredulità – e scoprirsi perdonato, amato, accolto: “Mio Signore e mio Dio!”.
“Pace a voi!” è il saluto da condividere, da regalarci, di cui tutti abbiamo bisogno. E’ la parola che dà verità e profondità all’annuncio, ma anche alle nostre scelte e al nostro impegno: “Non c’è pace senza giustizia, ma non c’è giustizia senza perdono” (S. Giovanni Paolo II). Senza lo sguardo di “misericordia che fa fiorire la vita” (dal Messaggio per giornata per la vita 2016).
v.m.
2^ Domenica di Pasqua – Il valore aggiunto del perdono
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