In questa domenica che segue la solennità della Pentecoste la Chiesa celebra la Santissima Trinità. Festa che non ricorda un particolare evento della vita di Gesù o della storia della salvezza, non è riportata chiaramente come concetto in nessun passo della Scrittura. Ma questo mistero di comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo avvolge tutta la storia della salvezza. Dio è relazione nella sua essenza più profonda e primordiale e cerca relazione con gli uomini. Tutto si gioca e avviene perché c’è il desiderio e la decisione di fare comunione, di trasmettere reciprocamente amore, di essere l’uno nell’altro e per l’altro. Noi come cristiani nasciamo grazie a questo desiderio di comunione, ” perché siano come noi una cosa sola.  Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità” (Gv 17,22-23).

Si è veramente perfetti solo in unità, insieme, condividendo, trasmettendo, donando, creando. La vera forza sta nell’essere “con” non nell’essere soli o unici. La vera comunione non nasce perché da soli non si è nessuno, ma perché uniti si è di più, si è nell’amore, l’amore è l’unico capace di generare vita.

Il Vangelo di Giovanni  non parla della Trinità in maniera chiara, ma ce ne dà un assaggio, ci apre alla comprensione di questo mistero grande. Gesù affida allo Spirito quello che per ora i discepoli non sono in grado di comprendere. “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future” (Gv 16,12-13). Ancora una volta la delicatezza di Gesù: egli non forza, non anticipa i tempi, non pretende di essere capito ma, attende, trova altre vie perché si arrivi alla verità, quella completa.  Gesù getta lo sguardo avanti, non si ferma all’oggi dei discepoli e all’oggi di ognuno di noi. Oggi non capirete, ma domani, dopo domani, nel futuro sì. I discepoli infatti comprenderanno vivendo e operando quello che non hanno compreso ascoltando il Maestro. Sarà opera dello Spirito infatti aprire a loro e alla chiesa il cuore e la mente per far entrare le parole di Gesù. Siamo accompagnati sempre dallo Spirito, se invochiamo la sua luce non sbaglieremo, non c’è infatti discernimento vero senza lo Spirito, non c’è interpretazione o attualizzazione della sua Parola senza l’ascolto della sua voce ferma e delicata. Il modello di comunione che Gesù propone è il suo legame con il Padre e la misura è appartenersi e possedersi a vicenda.  “Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,15).

                                                                                                             Sr Giuliana Imeraj



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