Sono ancora freschi nel cuore e nella mente gli eventi della passione, l’ultima immagine impressa forse era proprio il grosso masso che aveva messo punto alla vicenda umana di Gesù. Quella grossa pietra diventa la preoccupazione delle donne e, come per non rassegnarsi, preparano gli aromi per Gesù. Chi ci rotolerà via il masso? Questa domanda accompagna il loro cammino, quando era ancora buio. Questa è spesso la domanda che accompagna anche il nostro andare, il nostro vivere gli eventi incomprensibili della nostra vita e della storia…Questa è la domanda che si insinua e spesso blocca la speranza. Ma bisogna comunque camminare, solo camminando si possono scoprire le sorprese, e l’alba arriva. Proprio all’alba del nuovo giorno Maria di Magdala scopre che la pietra non c’è più.

Primo segno di Pasqua, di resurrezione, ci vuole l’alba nuova dopo la dolorosa attesa per scoprire che neanche i massi sono insormontabili, per comprendere che per Dio nulla è impossibile. Gesù lo aveva già detto, ma siamo così facili a dimenticare le promesse e la fedeltà delle parole di Dio! Maria non comprende e non ricorda, anzi pensa di aver perso anche il corpo di Gesù. In momenti come questi il cuore chiede conferme, chiede aiuto, l’angoscia trova sponda in chi ha vissuto gli stessi eventi, in chi con te aveva creduto a quella via nuova che Gesù proponeva con fermezza. Inizia così la corsa di Pietro e Giovanni, accompagnata e spinta da un tumulto di sentimenti.  Gesù fa ancora correre, interrogare, muovere. Non si può stare chiusi nel cenacolo, bisogna rialzarsi dai propri rimorsi e paure.  Giovanni corre più veloce, è il discepolo che si sente amato, ha forse per questo una marcia in più. Sa correre, ma anche arrestare la sua corsa per attendere Pietro per fare esperienza della resurrezione insieme.  Non importa chi arriva per primo, conta sentirsi compagni di viaggio e di un avventura tutta ancora da interiorizzare…Quella tomba vuota va contemplata a più occhi e più cuori. Per comprendere forse è necessario chinarsi, come fa Giovanni. Quello che non si comprende con la sola intelligenza va contemplato e fissato nel cuore. In quella tomba vuota Pietro e Giovanni sono chiamati a scorgere e leggere i segni della resurrezione. È proprio quel vuoto a riportare alla mente l’esperienza, le parole, il loro vissuto con Gesù e fare poi in modo di “vedere e credere”.

La Pasqua si sperimenta e si vive insieme, insieme da credenti e fratelli, da credenti che corrono, si attendono, si chinano e insieme credono per ripartire sulle strade del mondo.

    suor Giuliana Imeraj

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