Prima di entrare nel Tempo Ordinario, la liturgia ci invita a meditare sul grande  mistero della  Santissima Trinità.

Sappiamo che quello trinitario costituisce il più alto e inaccessibile dei misteri della fede cristiana. Proclamare Dio come Trinità di persone, significa riconoscere che di Lui null’altro possiamo conoscere se non il suo amore per noi e colui che, di quell’amore, è il testimone per eccellenza, il Figlio inviato a soffrire, morire e risorgere perché quella conoscenza diventi la radice di vita che alimenta i nostri cuori. Proclamare l’amore di Dio per noi significa attingere alle radici della vita. L’amore di Dio ci raggiunge attraverso la redenzione realizzata da Cristo e opera in noi mediante lo Spirito Santo.   Il credere in Gesù, che dice “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”, comporta sempre la speranza in una promessa: la vita vera non è mai immediata, richiede pazienza e attesa; il vangelo ce lo ricorda spesso:” Se il chicco di grano caduto in terra non muore, non porta frutto”; per avere la vita, dobbiamo essere disposti a perderla, impegnando il nostro cuore, consegnandoci con fiducia.

Il nome che Dio proclama:” Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà” si riassume nell’esperienza che il Signore è per noi e splende in tutta la sua bellezza; lo Spirito Santo ci apre a questa esperienza e ci permette la piena comunione con l’amore del Padre.  E’ caratteristico che il cristiano, tracciando il segno di croce sulla propria persona, l’accompagni con la confessione trinitaria, come a dire: l’amore di Dio per gli uomini, che si è rivelato in tutto il suo splendore a partire dalla croce di Gesù, riempie tutta la mia persona, invitandomi a partecipare alla stessa comunione di vita, che intercorre tra le tre persone divine.

A noi è dato di sperimentare il Dio-Trinità all’interno di relazioni di vita  rispettose e discrete. Nel rapporto armonico delle tre persone divine trovano radicamento e senso le nostre esperienze più significative nella vita familiare ed in quella fraterna, come in tutti i nostri rapporti con il prossimo.   Inchiniamoci umilmente dinanzi al mistero e lasciamoci guidare spiritualmente da S. Elisabetta della Trinità che, felicissima di stare  con         “i suoi tre”, così pregava:

   “O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi interamente, per fissarmi in te, immobile e quieta, come se l’anima fosse già nell’eternità. Pacifica l’anima mia: rendila tuo cielo, tua prediletta dimora e luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai solo: ma tutta io vi sia vigile e attiva nella mia fede, immersa nell’adorazione…”

sr Anna Romano

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