Come esiste la crescita e la maturazione umana, così anche il rapporto di fede con il Signore, il cui passaggio importante è proprio quello che celebriamo oggi: il distacco di Gesù, la sua ascensione al cielo, il suo ritorno al Padre. Egli, il Maestro che con premura ha preparato i suoi discepoli al grande mistero della Passione, altrettanto li ha preparato per la sua ascensione, rivelandoli il compimento delle promesse di Dio e invitandoli ad accogliere e imparare il nuovo modo di rapportarsi con Lui.
«Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre, «quella - disse - che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,1-11).
“Quaranta giorni”: è il tempo della nostra esistenza; è il tempo necessario perché noi cristiani, possiamo imparare ad accogliere il duro cammino di maturazione nella fede. Un processo che ha la finalità di diventare missione. Infatti l’invito costante a ritornare alla Scrittura e alle parole del Signore, al suo modo di essere e di porsi nella società del suo tempo e unita alla disposizione interiore fa di ogni discepolo un testimone. Una testimonianza autenticata dallo Spirito del Risorto:
«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto» (cfr. Lc 24, 46-53).
Un cammino quindi, che rivela l’identità e la missione della Chiesa e di ogni cristiano. Un cammino di fede che è già adempimento delle promesse del Padre e che vieni offerta agli occhi del mondo ogni volta che rendiamo testimonianza della nostra fede e della fedeltà di Dio; ogni volta che si celebra la Liturgia nella quale si attualizza il grande ministero sacerdotale del Signore per la salvezza di tutti.
« Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso» (Eb 10,19-23).
Come pellegrini di speranza, proseguiamo mantenendo vivo lo sguardo verso la meta: nel mondo ma non del mondo, seminatori di gioia e di speranza, fedeli adoratori del Signore, che vive in mezzo a noi nel segno del Pane. Li’ Egli dona la sua benedizione, attraverso la Chiesa, per tutto il mondo.
suor Maria Aparecida Da Silva
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