Il motivo per cui questa festa è stata estesa a livello di Chiesa universale è molto più profondo della pura ricorrenza storica: esso, infatti, esprime un senso di “unità” intorno all'Eucaristia e alla Parola di Dio, e pertanto, questa festa, diventa anche l'occasione per parlare della Chiesa, tanto amata dai cristiani e tanto odiata dai suoi avversari; una realtà che, come diceva Lutero nel XV secolo e come lo stesso Concilio Vaticano II ha ribadito secoli dopo, “semper reformanda est”.

            Credo la Chiesa per ciò che il suo nome dice, ovvero un popolo che si raduna nel nome del Maestro, fa memoria di Lui e annuncia la vita del mondo che verrà, ma che si costruisce qui ed ora sulla terra. Credo la Chiesa una famiglia, nella quale per sua stessa natura emerge il suo essere profondamente “donna”: donna perché madre che genera ogni cristiano nella fede; donna perché figlia, anche lei, del suo tempo, in ogni epoca; donna perché sorella che sente fratello ogni uomo; donna perché sposa, amata e amante di Colui che l'ha voluta da sempre e per sempre con sé. Credo la Chiesa luce del mondo; non luce della ribalta che acceca e impedisce di vedere la platea, ma lucerna accesa, collocata là dove non dà fastidio a nessuno, ma permette di orientarsi a chi brancola nel buio.

Credo la Chiesa sale della terra e lievito nella massa, insignificante agli occhi del mondo, ma necessaria a dare sapore e spessore alle cose, nella logica del nascondimento e del servizio.

            E credo la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

            Una, perché indivisa perché ricca nella sua diversità e unica nella sua essenza di discepola del Maestro, perché immagine della Trinità. Santa, non per i meriti di chi vi fa parte, ma perché stimolata continuamente a esserlo dall'esempio di Colui che, unico, può dirsi santo.  Cattolica, perché universale, inclusiva, aperta a ogni uomo e a ogni donna, cittadina del mondo, in costante dialogo con la modernità ma sempre ferma nella propria identità, senza la quale nessuno potrebbe più dialogare con lei. Apostolica nel vero significato del termine, ovvero continuamente inviata senza mai essere arrivata; in cammino, sempre in viaggio, sempre alla ricerca della Verità, sempre in movimento dietro al Maestro: in una sola parola, sempre missionaria.

            Che bello, poter dire che crediamo una Chiesa così! Ma questo dipende solo da noi, e dal nostro sforzo di non voler vivere la fede da soli, ma come parte di una grande famiglia. Termino con una citazione di Henry De Lubac, grande teologo gesuita del secolo scorso, che negli anni '50 fu sospettato di modernismo e sospeso dall'insegnamento da quella stessa gerarchia ecclesiastica che, riconosciuto il proprio errore, lo nominò “esperto” al Concilio Vaticano II. Nel suo libro “Meditazione sulla Chiesa”, scritto nel 1953, proprio mentre si trovava sospeso dall'insegnamento, così scriveva: “Il vero credente non è solo, nella sua fede. La sua dipendenza dagli altri può anche essere per lui una prova; ma, molto di più, è una forza, questa solidarietà vissuta all'interno della Chiesa, Madre, benedetta anche per le illusioni che smaschera in noi, affinché la nostra fede sia più pura”.

                                                                                                                                                                  don Franco Bartolino

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