Chissà se questo cieco sapendo il polverone che ha sollevato la sua guarigione, avrebbe accettato di lasciarsi risanare o non piuttosto avrebbe preferito rimanere cieco, perlomeno, avrebbe potuto continuare a campare di elemosina, pur con la mancanza della vista, della quale neppure sapeva di cosa si trattasse, visto che era nato così! Per colpa di “altri” ciechi - i peggiori, quelli che sono convinti di vedere tutto ma in realtà vivono nelle tenebre - ne ha passate di tutti i colori: sottoposto a processo da parte del sinedrio, tacciato di essere pubblico peccatore sin dalla nascita e espulso dalla sinagoga. E tutto questo perché un sabato, mentre era lì tranquillo a chiedere l'elemosina sotto il portico del Tempio di Gerusalemme, passa davanti a lui uno dei tanti rabbini con il suo gruppo di discepoli, i quali parlano sempre delle stesse cose: “Visto che è cieco dalla nascita, chi ha peccato? Forse i suoi genitori non erano persone dabbene”. Al di là di chi fosse la colpa, altro non era che una conseguenza della cosiddetta “teologia della retribuzione”: a ognuno viene dato il suo, benedizione o maledizione vengono dal volere di Dio, che benedice i giusti e maledice i malvagi; così è scritto e non ci si può fare nulla. Secondo la Legge, maledetto lo era due volte: perché non vedeva, e perché la sua cecità gli impediva di leggere le Sacre Scritture. Ma forse a lui neppure interessava ciò che diceva la Legge di Mosè: è stato quel rabbino di nome Gesù a dire ai suoi discepoli che lui era così dalla nascita perché si manifestassero in lui le opere di Dio. L'elemosina che ha ricevuto da lui è stata un po' strana: un impacco di fango sugli occhi, per poi andare a sciacquarsi alla piscina di Siloe. Sta di fatto che quell'elemosina gli ha cambiato la vita, in tutti i sensi: ha finalmente acquistato ciò che non aveva mai avuto e in quello stesso istante, inizia un percorso di fede pieno di difficoltà. Per riuscire ad affermare “Credo, Signore!” deve affrontare una serie di ostacoli inimmaginabili e per di più non per colpa sua. Lui, di colpe, non ne aveva mai avute, nemmeno riguardo alla sua disabilità: ma coloro che erano veramente ciechi, fanno di tutto perché lui si possa sentire colpevole. Qualcuno cerca di rubargli l'identità, di negare che fosse lui il cieco nato e subire un pesante processo a causa di una guarigione avvenuta in giorno di sabato, un giorno nel quale secondo la Legge, è impossibile che avvengano miracoli perché è impossibile che Dio operi prodigi in quel giorno. E non importa se chi lo processa in quel momento, viola il sabato proprio perché apre il tribunale: ciò che conta è riuscire, in nome della Legge, a negare l'evidenza, e non una, ma ben sette volte, come sette sono le volte in cui viene chiesto al cieco come è avvenuta la guarigione. E sappiamo che i numeri non sono a caso: ci troviamo nella pienezza, nella perfezione della cecità, nel buio più totale di chi, pur di non credere nell'opera di Dio compiuta attraverso Gesù, è disposto a fare di tutto, addirittura a citare in giudizio i genitori del cieco guarito, a minacciarli di espulsione dalla sinagoga, a sottoporre a vere e proprie torture psicologiche chi ha avuto la sola colpa di essere nato cieco. Ma a lui non importa di entrare in quelle sterili discussioni legate alla bontà del gesto, alla liceità o meno di quella guarigione, al fatto che quel Gesù fosse un profeta o un peccatore che viola il sabato nel tempio di Gerusalemme. Quel Gesù sarà anche un peccatore, ma a lui ha cambiato la vita; sarà uno che vuole sentirsi più grande del sabato e dello stesso Dio, ma a lui ha aperto gli occhi, e non smetterà mai di annunciarlo a chiunque incontrerà nella sua vita. Quest'esperienza così dolorosa, alla fine, lo porta a dire “Credo, Signore” e a inginocchiarsi davanti a Gesù in segno di riconoscenza e Gesù gli fa comprendere che i veri ciechi sono quelli che pensano di vedere perfettamente, fin dentro le profondità dell'anima, al punto di permettersi di giudicare gli altri e di bollarli come maledetti da Dio e peccatori incalliti. Ma Gesù ha già emesso su di loro il giudizio di Dio: “Sono venuto in questo mondo perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Chissà quanto tempo ci vorrà, ancora, perché il Signore riesca a cambiare questa mentalità ottusa e cieca di chi crede, in nome di una fede fatta di norme e di precetti, di avere in mano la fiaccola della verità e non si accorge di brancolare nelle tenebre dell'errore.
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