La “Domenica del Buon Pastore” ci presenta la prima parte del discorso riportato dal capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, nella quale Gesù non si descrive ancora come “il Buon Pastore”, bensì come “la porta delle pecore”. Una terminologia strana, non c'è che dire. Tant'è vero che Giovanni ci dice che i suoi uditori “non capirono di che cosa parlava loro”. Forse è bene fare un passo indietro nel testo di Giovanni. Gesù si trova nell'atrio del Tempio di Gerusalemme, dove pochi istanti prima aveva guarito il cieco nato in giorno di sabato e a seguito di quel miracolo e della discussione che ne era nata, i capi del popolo avevano “cacciato fuori” dal tempio e dalla sinagoga il cieco guarito perché aveva riconosciuto in lui il Messia. Gesù parte proprio da questo gesto del “cacciare fuori” per annunciare se stesso come “la porta delle pecore”, che apre il recinto e che “spinge fuori tutte le sue pecore” dall'ovile e poi, come farebbe un vero pastore, cammina davanti a esse e le guida. Giovanni nel suo testo usa lo stesso identico verbo: i capi del popolo “cacciano fuori” il cieco guarito dalla sinagoga, mentre Gesù “spinge fuori” le pecore dall'ovile. E ci sono altri particolari interessanti, in questo brano. Il termine usato da Giovanni per indicare il “recinto” delle pecore non indica una stalla; è un termine che andrebbe tradotto con “atrio” ed è l'atrio del Tempio dal quale Gesù sta parlando. Una volta aperta la porta di quest'atrio, egli chiama le sue pecore e le “conduce fuori”: e qui, Giovanni utilizza lo stesso termine con cui, nell'Esodo, si indica la fine della schiavitù dell'Egitto e l'uscita verso la Terra Promessa. Questo significa che la missione di Gesù nella storia è quella di un liberatore, venuto a “far uscire” il suo “gregge” da una situazione di schiavitù che non è solamente quella del peccato personale, ma anche quella di una serie di istituzioni, di leggi e di comportamenti che invece di aiutare a crescere nell'amore di un Dio che dà la vita, portano il popolo ad allontanarsi da Dio e a

cadere nel baratro dell'oppressione, dello sfruttamento, della sottomissione alla Legge. E questo, a causa della perversa appropriazione del potere da parte di coloro che si rivelano false guide e falsi pastori. Per questo, Gesù più avanti si rivelerà come il Buon Pastore: perché egli non è “un ladro che viene per rubare, uccidere e distruggere” egli è venuto perché chi entra attraverso di lui, porta delle pecore, possa essere salvato: “Entrerà, uscirà e troverà pascolo”. Da oltre sessant'anni, in questa domenica la Chiesa, ispirandosi proprio a Gesù Buon Pastore, celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Che bello, se le preghiere elevate a Dio in questa giornata da tutta la terra, ci ottenessero il dono di una Chiesa guidata sempre da pastori che possano essere vere guide, vere “porte” aperte che permettano alla gente di entrare e uscire dai loro problemi della vita quotidiana verso l'incontro con un Dio che dà la vita e la dà a tutti in abbondanza! Mentre invece, spesso, abbiamo a che fare con pastori capaci solo di chiudere le porte e non solo quelle delle chiese. Che grazia impagabile sarebbe, quella di poterci avvicinare a uomini e donne di Chiesa che non incutano terrore e timore per l'esercizio indebito della loro autorità, ma che manifestino la loro autorevolezza con atteggiamenti di profonda misericordia, di pazienza, di accoglienza, di autentica liberazione! Mentre sappiamo bene quanto sia difficile - e lo dico facendo “mea culpa” - incontrare pastori che sappiano perdere tempo per ascoltare le proprie pecore. Che bello, se invece di fare tanta poesia definendo noi stessi come “pastori a imitazione di Cristo Buon Pastore”, lo imitassimo per davvero, imparando a non imprigionare la gente nelle maglie strette di un ovile che soffoca e opprime, ma a fare in modo che nella Chiesa tutti si sentano liberi, in qualsiasi momento, di entrare e uscire e di trovare pascolo.

Perché - non dimentichiamolo - Gesù non è venuto per impadronirsi delle vite e delle coscienze delle persone, ma “perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”.

                                                                                                                                                                      don Franco Bartolino

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