Leggendo il testo del Vangelo di oggi, mi ha colpito una frase di Gesù rivolta ai suoi discepoli: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. Una frase di questo tipo detta nel contesto dell'Ultima Cena non poteva lasciare indifferenti i discepoli. Gesù da qualche tempo stava dicendo loro in mille forme che li avrebbe abbandonati presto. Una notizia così non lascia sereni i discepoli, perché sentono di avere ancora bisogno di Gesù come un bambino ha bisogno di suo padre: è lui, infatti, che li ha generati alla fede e li ha accompagnati alla scoperta di un Dio che non è giudice, ma Padre amoroso e misericordioso. Tuttavia, Gesù cerca di correre ai ripari: anzi, con grande tenerezza gioca d'anticipo, annunciando, ancora prima della sua partenza da questo mondo, che “il Padre vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre”. E a questo “Paràclito” dà un nome concreto: lo Spirito della Verità. In definitiva, Gesù e il Padre hanno compreso che l'uomo non può rimanere da solo nel gestire la propria vita di fede. Anche il più convinto tra i credenti ha bisogno di essere sostenuto ogni giorno da qualcuno che “parli per lui”, qualcuno che, invocato, soccorra in suo aiuto e, come ogni buon avvocato difensore, lo possa aiutare nella difesa della verità, soprattutto in un mondo che alla verità antepone la calunnia e la menzogna. Rimanere orfani nella vita è qualcosa di veramente drammatico, soprattutto quando si è fanciulli e quando, con il proprio papà, si ha un legame molto profondo; ma credo lo sia ancora di più rimanere orfani nella fede e, più in generale, nella dimensione spirituale della vita e di orfani spirituali questa società è piena zeppa. Abbiamo, infatti, la tendenza ad arrangiarci in tutto, a “fare da soli” coadiuvati in questo da una società che ti permette il “fai da te”. Ma facciamo attenzione, perché anche nella nostra fede cristiana ci possono essere stili di vita imperniati sul “fai da te”: esperienze spirituali personali di carattere intimistico, ovvero non condivise con altri, perché - si usa dire - “con il mio Dio me la vedo io, con lui solo mi sento sicuro”; religiosità costruite su un modello di Dio talmente personale e con una autoconvinzione talmente forte, da divenire quasi integraliste se non addirittura pericolose, in quanto pervase di fanatismo e ci metterei anche quelle espressioni di religiosità nelle quali spesso in molti incappiamo, quando basiamo la nostra vita di cristiani su quelle “due o tre cosette” fatte per sentirci a posto con Dio. Tutte queste cose sono indice della nostra situazione di “orfani” della fede; a volte, orfani volontari perché contribuiamo anche noi, con la nostra indifferenza religiosa, a uccidere ed eliminare Dio dalla società; a volte, invece, orfani resi tali perché lasciati soli da una comunità di credenti che - spesso a partire da noi pastori - non ci accompagna come dovrebbe nel nostro cammino di fede, e finisce pure lei per conformarsi con quelle “due o tre cosette” che ci fanno sentire a posto con la coscienza per aver fatto il minimo indispensabile. Ma noi non siamo Chiesa “da soli”. Noi non possiamo pretendere di costruirci un modello di vita di fede “fai da te” eliminando l'azione dello Spirito Paràclito dalle nostre comunità. Per fortuna, Gesù ci ha detto che non ci lascia orfani; e oggi, più che un'infusione di fiducia e speranza, la sua Parola deve suonare come un ammonimento, ovvero, attenti a non vivere una fede fatta a nostra misura. Attenti a non essere religiosi secondo i nostri schemi. Attenti a non crearci un Dio a nostra immagine e somiglianza. Lo Spirito Paràclito, invocato e atteso nella Pentecoste ormai vicina, non ci permetterà di restare orfani, né di vivere una fede “fai da te” come se Dio non esistesse.
don Franco Bartolino
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