Quante cose inattese accadono, alla sera della vita e non parlo della sera come del momento conclusivo della nostra esistenza; parlo di cose che ti accadono in un momento della vita in cui non ti aspettavi più che quel “qualcosa” accadesse. Chissà quanti esempi di eventi inattesi potrebbe citare ognuno di noi, molti dei quali giunti “alla sera della vita”, ovvero in quei tanti momenti in cui tutto sembra finire, soprattutto la speranza; sono quei momenti nei quali una novità che arriva dirompente ti rivoluziona la vita. Capitò così anche la sera di quel giorno, il giorno di Pentecoste, il giorno in cui i Giudei osservanti celebravano la festa delle sette settimane, cioè il tempo trascorso dalla notte dell'Esodo al giorno in cui Mosè ricevette le Tavole della Legge sul Sinai. I Dodici, invece, riuniti in un luogo a porte chiuse - chiuse come il loro cuore - aspettano solamente che passi la festa perché quando hai la tristezza nel cuore, le feste sono proprio l'ultima cosa che vuoi.  E mentre il giorno stava compiendosi, all'improvviso dal cielo arriva qualcosa che nessuno aspettava più, qualcosa che illumina a giorno anche la notte più buia, qualcosa che sconvolge talmente le loro vite da prendere possesso addirittura della loro voce, permettendo loro di parlare in lingue diverse e totalmente sconosciute a chi, a mala pena, rasentava l'aramaico. Qui ora si parla greco, latino, arabo e le più diverse lingue della terra: perché è arrivato qualcosa che non riesce a lasciare indifferenti, qualcosa che sconvolge l'esistenza. E senza neppure lasciar loro il tempo di comprendere ciò che stava accadendo, una forza trascina i discepoli per strada ad annunziare le grandi opere di Dio. E ciò che più sconvolge, è il fatto che questa forza arriva “mentre il giorno della Pentecoste stava compiendosi”, ovvero alla sera della vita, quando è ormai troppo tardi, secondo le logiche umane. Ma non secondo la logica di Dio il quale, quella sera, decide di riprendere in mano il discorso interrotto a Babele molti secoli prima, dove tutti iniziarono a parlare lingue diverse, senza più riuscire a comprendersi. Qui, invece, pur parlando in molte lingue, questi uomini nuovi “annunciano a tutti le grandi opere di Dio”, e tutti si capiscono. Ciò che a Babele - opera dell'uomo - fu causa di divisione, a Gerusalemme, la sera di Pentecoste diventa motivo di unità, perché opera di Dio. E quest'opera avviene attraverso un gruppo di Galilei: pescatori, esattori delle tasse, politici eversivi, forse anche qualche terrorista, questo era, quel gruppo di Galilei! Non solo: quando noi pensiamo che la diversità sia segno di frammentazione e di contrasto, Dio manda il suo Spirito, e fa dell'umanità - come dice Paolo ai Corinzi - “un solo corpo”. Quando noi, uomini e donne di Chiesa, pensiamo che mettere insieme molti “carismi”, molti “ministeri”, molte “attività” rappresenti una perdita di tempo nell'attuazione delle nostre proposte pastorali, Dio ci fa capire che è proprio nella diversità il luogo in cui si manifesta lui, che è “un solo Spirito”, “un solo Signore”, “un solo Dio”. Menomale che c'è lo Spirito Santo e menomale che si rivela al mondo e alla Chiesa “alla sera”, quando, cioè, tutto quanto sembra ormai perduto perché il Risorto si presenta anche lui, come ci dice Giovanni, “la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato”, in quel luogo che aveva le porte chiuse e che rimarranno chiuse fino a Pentecoste; e la prima cosa che fa è quella di soffiare su di loro lo Spirito Santo. Lo Spirito dà loro il potere di perdonare, di partire in missione, ma soprattutto dice loro: “Pace a voi” e lo dice per ben due volte perché lo Spirito non ti lascia in pace, ma di sicuro ti dona la pace. Come un cuore che batte soprattutto quando è pieno di amore. Che lo Spirito Santo spalanchi le porte del nostro cuore; che lo Spirito Santo ci faccia il dono di ascoltare e parlare le lingue di tutti gli uomini; che lo Spirito Santo ci aiuti i riconoscere i carismi e i talenti di ognuno; che lo Spirito Santo scenda su di noi come lingue di fuoco e bruci un po' le nostre teste dure; che lo Spirito Santo ci doni la sua pace senza lasciarci in pace, anche - e soprattutto - quando arriva alla sera della vita.

                                                                                                               don Franco Bartolino 

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