Quel giorno, le parole di Gesù furono un vero e proprio terremoto perché si rivolse in maniera esplicita ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, ovvero al fior fiore della cupola di potere della società religiosa del suo tempo, e arrivò a dire loro “I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio”. Perché Gesù ce l'aveva così tanto con le autorità del suo tempo? Non si trattava di un problema politico ma di etica e di giustizia: tutte cose che le autorità calpestavano con i loro comportamenti, apparentemente perfetti agli occhi della gente, ma in realtà profondamente sleali.

La loro esteriore applicazione delle norme e dei comandamenti, non era il segno di un profondo amore a Dio e alla Legge data loro per mezzo di Mosè, ma un modo per sentirsi superiori e migliori degli altri, e soprattutto per disprezzare coloro che, per via dei loro comportamenti erano da tutti ritenuti il niente della società: tra essi, in modo particolare, i peccatori pubblici e le prostitute.

Proprio come l'atteggiamento dei due figli della parabola, che di fronte alla richiesta di aiuto da parte del loro papà, si comportano in maniera totalmente opposta: il primo gli dice in maniera schietta che a lui fare quella cosa pesa, poi però ci ripensa e la fa; il secondo esternamente gli risponde di sì ma poi fa quello che gli pare. Anziani del popolo e capi dei sacerdoti hanno atteggiamenti identici a quelli di quest'ultimo figlio; e per di più, son ben coscienti di questo, perché di fronte alla domanda di Gesù che li invita a riflettere su quale dei due figli avesse fatto la volontà del padre, la loro risposta è decisa e consapevole: “Il primo!”.

Per cui, sanno bene da che parte sta la giustizia e cosa vuole dire onorare veramente Dio: vuol dire amare Dio nei fatti, facendo la sua volontà. Ma a loro, questo modo di vivere la fede non è funzionale all'esercizio del loro potere. Perché in fondo a loro, delle cose di Dio, non gliene importa assolutamente nulla: anzi, usano la sua Legge e i suoi comandamenti a loro piacere, solo per dimostrarsi superiori agli altri. Ma di gente così, il Regno di Dio annunciato da Gesù non sa proprio che farsene. Egli preferisce gente dal cuore sincero, che magari non si comporta sempre in maniera perfetta ma che nel profondo del cuore vuol bene a Dio e, a suo modo, cerca pure di fare la sua volontà.

Ecco allora l'espressione forte di Gesù nel Vangelo di oggi: meglio una prostituta che di fronte alla predicazione di Giovanni Battista ha accettato di iniziare un cammino di conversione, che non un'autorità che di Giovanni Battista o di qualsiasi altro profeta non ha bisogno.

Non c'è nulla di più diabolico di questo: prendersi gioco di Dio facendogli credere di amarlo, ma in realtà disprezzandolo, nella persona dei fratelli più deboli e più in difficoltà. Per fortuna, Dio non è stupido come questi “illuminati” credono: lui non guarda all'apparenza delle buone opere, ma al cuore dell'uomo. Dio non sa proprio che farsene di gente dai comportamenti ineccepibili ma senza il minimo amore verso lui e verso i fratelli.

Voglio sperare per ognuno di noi, che nessuno arrivi mai a vivere la propria vita di fede in questo modo. Che nessuno si senta a posto attraverso una pratica religiosa esteriormente perfetta ma priva di amore a Dio; che nessuno si preoccupi di avere un'identità cristiana da sbandierare ai quattro venti più che di un vissuto fatto di giustizia e di rispetto dell'altro; che nessuno difenda la propria appartenenza e la propria cultura cristiana come un'ideologia a cui aggrapparsi, al punto di dimenticarsi della condotta coerente della vita di ogni giorno.

Che nessun cristiano, in definitiva, riduca mai il proprio rapporto con Dio a un giochetto tra il “sì, signore” e il “non ne ho voglia”, ma percorra prima di tutto la via della giustizia con i fatti.

                                                                                                                                                                                               don Franco Bartolino

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