Quando c'è di mezzo il denaro, tutti diventano amici anche quelli che notoriamente si odiano a morte.
Quando occorre sapere se l'uso del denaro per dominare attraverso le imposte è “lecito”, diventano amici anche colonizzatori e patrioti. Perché giocare sulla pelle dei poveri con il denaro, per chi lo possiede, deve per forza poter essere dichiarato “lecito”. E allora si va in cerca della legittimazione di chiunque: anche di Dio.
Ma Gesù sa bene che non deve rispondere a una domanda che - posta come “sì o no”, lo condannerebbe comunque, in uno o nell'altro senso. Per lui, dire “sì, è lecito” vorrebbe dire riconoscere il dominio dell'uomo-Cesare su un popolo il cui padrone è solo Dio, e quindi verrebbe accusato di bestemmia; dire “no” vorrebbe dire esortare la gente all'evasione fiscale e quindi verrebbe accusato da parte dei romani.
E allora, Gesù invita i suoi interlocutori a capire che la questione è un'altra. Se c'è un ordinamento politico e fiscale, con le sue leggi, che piaccia o no, le tasse vanno pagate. Per cui, dal momento che chi ha il potere attraverso il denaro è il Cesare raffigurato sulla moneta di turno, che gli venga restituito il segno del suo potere.
E siccome chi è sotto il dominio del denaro solitamente sono coloro che non hanno accesso alle logiche del mercato e del denaro, ovvero i poveri, allora sarà davvero il caso di restituire a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio, e ai poveri ciò che è dei poveri. Perché come sempre, nella gestione dei tributi e delle tasse, chi ci rimette e chi si vede usurpato di tutto, sono proprio loro: i poveri.
E la Giornata Missionaria Mondiale, che da cent'anni a questa parte oggi celebriamo, ci ricorda, almeno una volta l'anno, che di questi fratelli poveri cui va restituito il maltolto, è piena la faccia della terra.
E allora: che cosa va restituito ai poveri? Moltissimo di quello che il mondo ha usurpato loro nel corso dei secoli, e io credo soprattutto tre cose:
- La dignità umana. Siamo bravi tutti a fare la carità, la faremo anche questa domenica, e facciamo bene, purché non sia un modo per lavarsi la coscienza. Ma non basta. Se non iniziamo a trattare il povero con dignità, risollevandolo dalla sua situazione d'inferiorità, guardandolo alla pari e non dall'alto verso il basso, non disprezzandolo, ma volendogli bene, il povero riceverà sì da mangiare, ma continuerà ad avere bisogno di altro, ovvero di sentirsi considerato uomo, fratello, sorella, figlio e familiare del Dio della Vita, e non di un Dio minore;
- La libertà. La schiavitù nel mondo non è terminata nel dicembre del 1948, quando è stata promulgata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, e nessuno dice nulla; e nessuno fa nulla per liberarli: i braccianti e i lavoratori assunti in nero, i bambini schiavi del lavoro minorile, i poveri schiavi del traffico di organi fanno comodo all'economia di mercato.
- La ricchezza. È la peggiore delle usurpazioni fatte ai paesi poveri, o meglio “impoveriti”. Impoveriti dalle sanguisughe in giacca e cravatta, dalla logica del mercato, dalle nostre logiche commerciali.
Vogliamo, una buona volta, ridare a Dio ciò che è di Dio e ai poveri ciò che è dei poveri? Vogliamo esortare il Cesare di oggi e cioè dittatore “democraticamente” eletto - a ridare ai poveri ciò che spetta loro? Perché se non lo facciamo noi, con un pizzico di umana coscienza, dovrà pensarci Dio: ma sinceramente, non mi sembra sia il caso.
Don Franco Bartolino
Informativa sulla privacy