Questo capitolo 22 del Vangelo di Matteo che stiamo leggendo ormai da tre domeniche ci sta insegnando innanzitutto una cosa: che bisogna avere un bel coraggio, nel voler mettere alla prova Gesù, eppure, le autorità religiose del suo tempo non demordono! Inizialmente urtate dalla parabola degli invitati a nozze che rifiutano l'invito, provano in tutti i modi a prendersi una rivincita per screditare Gesù di fronte alla gente. Prima ci provano con un tranello sulla politica economica e oggi arriva l'ultimo tentativo di far cadere Gesù da parte della categoria più agguerrita, ovvero i dottori della legge, il gruppo dei più integralisti osservanti della Legge stessa. E questo ennesimo tentativo avviene sui fondamentali della Legge: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. Sembrerebbe una domanda banale, perché anche il più piccolo tra i bambini israeliti sapeva rispondere con lo “Shemà Israel”: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.
Ma la domanda è fatta per mettere alla prova, per cui è banale fino a un certo punto perché secondo loro, Gesù avrebbe dovuto saggiamente rispondere: “Tutti i comandamenti sono grandi”. Ma Gesù risponde in maniera tutt'altro che banale. Prima, riporta la grande verità di fede di fronte alla quale tutti i presenti non potevano che inchinarsi; poi fa un‘aggiunta che li spiazza totalmente: “E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti". Nessuno gliene aveva chiesto conto, eppure Gesù ha voluto far capire che amore a Dio e amore ai fratelli sono necessari alla salvezza, talmente necessari che tutti gli altri precetti, senza questi due, non servono a nulla. Non serve a nulla essere uno stretto osservante delle norme, se poi ci si perde sui principi fondamentali: giustizia, rispetto, amore, fedeltà, sincerità.
La Scrittura ne parla: attraverso quella parte della Bibbia che Gesù ricorda ai farisei e ai dottori proprio perché essi la dimenticavano ben volentieri, ossia la parola dei Profeti. “Da questi due comandamenti dipendono la Legge e i Profeti”: quei profeti che i vostri padri hanno spesso fatto zittire uccidendoli perché ricordavano loro l'importanza dell'amore a Dio e al prossimo ancor prima che l'osservanza della Legge e delle tradizioni.
Cosa dice, oggi, a noi, questo episodio? Una cosa fondamentale, talmente fondamentale che spesso la riteniamo scontata: ovvero, che non possiamo dirci credenti in Dio se, oltre ad amare lui, non amiamo anche i nostri fratelli. Non possiamo dirci cristiani se osserviamo tutti i precetti che la Chiesa ci insegna e ci dimentichiamo di voler bene ai nostri simili. È sull'amore a Dio strettamente legato all'amore verso il prossimo che il Signore ci mette continuamente alla prova. La fede cristiana è fatta principalmente di annuncio gioioso dell'incontro con il Risorto ed è ricerca comunitaria della verità, è cammino lungo le strade del mondo in compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo senza giudizi e senza condanne. A conferma di tutto questo, ieri pomeriggio presso il Centro Fernandes della Diocesi di Capua, sette vescovi campani, tra cui anche il nostro vescovo Carlo, insieme a centri sociali, alle associazioni e ai sindacati per dire no al Cpr a Castel Volturno cioè il centro di permanenza per i rimpatri degli stranieri irregolari, voluto dal governo.
“A chi governa - ha gridato don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli - chiedo di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare a questo vergognoso progetto. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto. Il problema non sono gli immigrati ma le disuguaglianze e le mafie. Il problema non sono gli immigrati, ma una società che trova le risorse per investire solo in armi e guerre. È più facile indicare uno straniero da combattere che affrontare le disuguaglianze, quando i poveri vengono messi gli uni contro gli altri e a vincere non sono i poveri, a vincere è l’ingiustizia e nessuno sia costretto a vivere senza dignità".
Sorelle e fratelli carissimi, alla fine del Nuovo Testamento, l'apostolo Giovanni ci ricorderà questa verità di fede definendoci, in maniera brutale, “bugiardi” ogni qualvolta neghiamo amore ai fratelli avendo comunque la pretesa di amare Dio: “Se uno dice: ‘Io amo Dio' e odia suo fratello, è un bugiardo”.
Don Franco Bartolino
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