Gv 2,13-22
NON FATE DELLA CASA DEL PADRE MIO UN MERCATO!

Siamo a Gerusalemme ed è vicina la Pasqua dei giudei, ma siamo soprattutto nel tempio, luogo simbolo della religione, luogo che rappresentava l’identità di questo popolo. Nel tempio non si vive aria di raccoglimento e preghiera, nel tempo è diventato anche luogo di commercio. Ed ecco che troviamo anche un Gesù insolito, che reagisce con i gesti e con le parole. Non fate della casa del Padre mio un mercato.
Questo è il suo monito, la costatazione e l’esortazione ancora una volta a non confondere ciò che è di Dio con ciò che è degli uomini. Gesù sente un profondo legame con il padre e un grande senso di appartenenza. Il tempio è il posto per incontrare Dio, il padre suo, non un mercato dove si fanno affari.
Ovviamente la reazione di Gesù non passa inosservata ed ecco che i giudei vogliono un segno che giustifichi tutto questo. Ma il Signore offre molto di più, non un segno, ma un dono , il suo corpo, dove non c’è la logica del mercato ma dell’offerta, dove nessuno può fare affari ma può vivere la gratuità. Un corpo indistruttibile, che supera la morte e dopo la resurrezione diventerà il tempio dove tutti possiamo riposare, dove possiamo solo ricevere senza nulla dare in cambio, dove possiamo ritrovarci e riscoprirci fratelli.
Nel dono del suo corpo anche noi tutti siamo il tempio di Dio, luogo dove Lui abita e quindi con Lui indistruttibili per sempre. Siamo il luogo che custodisce Dio, che offre Dio, che ricorda Dio!!!
sr Giuliana

MT 22,34-40

Ciò che conta è essere nell’Amore!

Anche questa domenica la pagina evangelica comincia con una provocazione da parte dei farisei nei riguardi di Gesù. Ancora una volta si parte dal desiderio di metterlo alla prova, di incastrarlo, di farlo trovare in difficoltà. Ma anche da una provocazione può nascere una lezione di vita e di fede  per tutti. Qual è il più grande dei comandamenti? L’argomento è interessante, sui comandamenti sono tutti d’accordo, farisei, sadducei, dottori della legge, capi degli anziani.

E Gesù risponde da vero maestro, semplificando, facendo sintesi, puntando all’essenziale. Non c’è un comandamento più grande o più piccolo, più importante o meno importante quando si è nella logica dell’amore. Chi pone questa domanda è nella logica della paura, della legge non osservata che diventa castigo, ha un idea di Dio che non corrisponde al volto di Gesù, allo stile e alle scelte che fin d’ora Lui ha fatto.  Chi circonda Gesù rimane confuso, non sa più scegliere tra ciò che sa con la mente e ciò che vede con gli occhi. Gesù non va contro i comandamenti eppure vive nell’Amore e fa riscoprire la misericordia.

L’amare Dio con tutte le forze, la mente e il cuore e amare gli altri come se stessi è una vocazione, una missione, una esigenza che nasce dal profondo, è vivere pienamente la propria umanità.

Gesù ricorda semplicemente per cosa siamo fatti e soprattutto ci facilita la strada, ricordandoci che amare non è un dovere, un obbligo o una costrizione.

Da questo dipendono leggi e profeti, da questo dipende la storia e il cammino degli uomini, questo è quanto dobbiamo sapere e vivere, questo è quello che Gesù porta a compimento. La missione di Gesù è ricordare e insegnare ancora una volta la via smarrita dagli uomini, la via dell’amore, afferma che amare è una cosa semplice, non ci complica la vita ma se mai la allarga verso orizzonti infiniti e la rende incredibilmente bella e vera.

Suor Giuliana

Mt 22,15-21

In questo brano di Matteo è chiaro che il rapporto tra Gesù e i farisei è ormai molto teso. Quanto Gesù ha affermato del Regno, di sé, e di loro, è troppo per accettarlo. Si cercano strategie, si studiano le modalità per mettere alla prova Gesù.  Ma anche i farisei senza saperlo dicono di Gesù e riconoscono in Lui quanto riconosce e dice la folla. Gesù è il maestro, è veritiero, è la verità, e soprattutto è un uomo libero (non hai soggezione di nessuno). Proprio per questo conosce i pensieri e le intenzioni nascoste del cuore e della mente degli uomini, e riesce a rimanere sempre libero, anche davanti a questa domanda:

È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?

Gesù non è venuto a stabilire ciò che è lecito e ciò che non lo è, ciò che è giusto e ciò che non lo è. Lui è venuto ad indicare e tracciare la via del bene, della misericordia, della libertà. A differenza dei farisei, infatti, Lui non obbliga, non costringe, non pretende che gli uomini obbediscano alla legge di Dio. La propone come una possibilità bella, una possibilità di vita, come una via per la felicità.

E allora davanti a questa domanda provocatoria, Gesù non va in confusione, è semplice, e da Maestro ancora una volta invita a dare agli uomini ciò che spetta agli uomini e a Dio quel che è di Dio. Sono due livelli diversi, due dimensioni da non confondere, ma da rispettare e considerare per quelle che sono.

Il problema non è pagare le tasse a Cesare, ma piuttosto non dare a Dio il primo posto. Si potrebbe capovolgere la domanda: è lecito dare a Dio ciò che è di Dio?

Forse questa è la confusione che portiamo dentro, non distinguere e non sapere più quello che è di Dio. Dalla confusione nasce la schiavitù tante volte, dalla non chiarezza la paura che l’altro mi sta togliendo qualcosa. Dare a Dio ciò che è di Dio è semplicemente vivere nella gratitudine, non sostituirlo con gli altri e con le cose.

Mt 22, 1-14

Tutto è pronto! Venite alle nozze.

È l’invito ripetuto ben tre volte in questo Vangelo di oggi.  Il re invita alla festa del Figlio, ma sono altre le preoccupazioni, altri gli affari, l’invito può essere declinato.

Ma il re non molla, ci ritenta, sembra quasi che prega gli invitati a partecipare a questo banchetto. Come a chi sta a cuore che essi ci siano, partecipino alla gioia, alla festa, condividano questo momento.

“Venite alle nozze!” Come dire rendetevi conto di ciò che vi offro, il mio figlio, la mia amicizia, la salvezza come dono gratuito. È per voi!

Al secondo rifiuto il re fa la sua scelta e non è quella di rinunciare alle nozze,  ma di rivolgere ad altri l’invito. Il dono è per chi lo accoglie, non può tornare indietro. E allora andate ai crocicchi delle strade, chiamate tutti, tutti quelli che troverete. I crocicchi, luogo di via vai, di intrecci di vite, di esperienze, è lì dove si è solo di passaggio che Dio trova gli invitati alle nozze. Solo chi non attende nulla, che sta andando per la sua strada, può recepire lo stupore, la gioia, la gratitudine per un invito…elementi indispensabili per dire sì ed esserci, partecipare, gioire, condividere le nozze del Figlio.

“La sala delle nozze si riempì di commensali”…perché il Regno di Dio è per tutti, è il dono della salvezza dato in abbondanza, e parteciparvi significa imparar a vivere nella gioia, avere un abito nuovo, l’abito di chi è gratuitamente ed eternamente amato.

Allora tutti invitati a nozze, non importa se recuperati ai crocicchi delle strade, se dopo aver rifiutato, se mentre si percorreva la propria strada…Importa che in questo banchetto ci siamo e magari con addosso l’abito della gratitudine.

Sr  Giuliana

Mt 21,33-43

Siamo ancora nel capitolo ventunesimo del vangelo di Matteo e continua il discorso di Gesù in sul Regno di Dio. Un’altra parabola diretta ancora una volta agli anziani e ai capi del popolo.  Gesù con questa parabola è ancora più chiaro, non lascia spazio ad alcun dubbio. Il padrone della parabola è attento, prima di affidare la vigna ai contadini si procura di recintarla, di scavare la buca per il torchio e poi di costruire la torre. È tutto pronto, i contadini dovranno solo coltivarla affinchè porti frutto.

Quando arriva il tempo di raccogliere i frutti, non solo non arrivano ma addirittura i servi che il padrone manda vengono maltrattati e uccisi, i primi, i secondi, e addirittura il proprio figlio.

Tante le possibilità predisposte, prima di tutto il dono della vigna affidata, per curarla, coltivarla, fare sì che porti i frutti e non certo possederla.  Immensa la pazienza di quest’uomo che non interviene subito, attende, riprova una seconda e una terza volta mandando e “perdendo” ciò che ha di più caro: il proprio figlio. Prima della conclusione Gesù pone una  domanda: Che farà il padrone della vigna? Non rinnuncerà di certo alla sua opera ma lo affiderà ad altri, ad altri che producano frutto. Vi sarà tolto il Regno di Dio, vi sarà tolto perché il tesoro, la perla preziosa non possono essere sepolti o andati persi, non possono essere solo il motivo per vantarsene e farci sentire a posto. Il tesoro e la perla preziosa, cioè il Regno di Dio è un dono da moltiplicare, condividere, curare, potenziare.

Questa Parola ci invita a portare frutti, o meglio, a domandarci quali frutti Dio attende da noi?

Una certezza c’è; Dio non abbandona mai la sua vigna, il suo amore è instancabile, è un amore che recupera le pietre scartate per farle diventare pietre d’angolo, è un amore che dalla roccia fa sgorgare l’acqua, è un amore creativo, capace di trovare sempre nuove vie per arrivare all’umanità.