La pagina evangelica di Marco di questa domenica é davvero una pagina di luce. Gesù continua il suo grande viaggio fatto di incontri, sguardi, polemiche, e quasi sempre circondato di folla. Su questa strada c’è anche un cieco, Bartimeo, mendicante di luce, ricco solo di un mantello. Sente che sta passando Gesù e non perde l’occasione che poi gli cambierà la vita. Fa sentire la sua voce, forte, potente. Un grido il suo che non passa inosservato, un grido rivolto al figlio di Dio:”Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.

Come spesso accade c’è chi vuole smorzare questa voce, difficilmente siamo spinti a gridare i nostri desideri, ma piuttosto a reprimerli…taci! Non è cosi per Gesù, la cui missione è ascoltare il grido di chi soffre, é il mestiere di Dio che a Mosè si presenta come colui che ascolta la sofferenza…Il grido del popolo é arrivato fino al cielo. “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze” (Esodo 2, 7)

Ecco Gesù che si ferma a questa voce e prima di tutto entra in dialogo, instaura una relazione, comunica e fa comunicare. Cosa vuoi che io faccia per te? Risveglia così il desiderio di luce che ora si può esprimere in tutta la sua forza e chiarezza…

Che io veda di nuovo…E’ l’espressione più eloquente. Ogni volta che si ha il coraggio di professare e gridare la propria fede, che si abbandona il proprio pezzo di strada, quel ciglio che ci tiene immobili, noi siamo capaci di vedere di nuovo. Riavere la vista ossia, abbandonare il proprio mantello, superare le barriere umane che vogliono impedire ai nostri desideri di arrivare al cuore di Dio. Siamo un po’ tutti mendicanti di luce, bisognosi di sentirci dire parole di resurrezione. “Coraggio alzati, ti chiama”. É tutto ciò di cui abbiamo bisogno perché avvenga anche per noi un incontro luminoso e trasformante che, dopo tutto, ci renda semplicemente suoi discepoli e seguaci: “E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada”.

In sintesi e in ultima analisi questo significa per un cristiano riavere la vista: Scegliere chi seguire e da chi farsi illuminare.

Suor Giuliana Imeraj

Il Vangelo di questa domenica (Mc 10,35-45) parte con una richiesta diretta e sincera. Due discepoli e due fratelli vanno da Gesù e chiedono un posto speciale per loro, ma non su questa terra, nella gloria. Eppure Gesù poco prima (Vangelo di domenica scorsa Mc 10,17-30) aveva promesso con certezza il centuplo su questa terra e la vita eterna. Giacomo e Giovanni vogliono qualcosa di più e sono anche disposti a bere il calice che berrà Gesù…Per un posto speciale si è disposti a tutto!

Gesù si mette a disposizione, ma richiama i due a prendere consapevolezza del proprio grande desiderio che nasconde certamente la voglia di primeggiare: “Non sapete cosa chiedete”. O meglio non sapete dove vi può condurre questa vostra ambizione. Poi ricorda Gesù che tutto è nelle mani del Padre come lo è anche Lui, in un totale abbandono alla sua volontà, senza pretesa alcuna.

Non potevano anche questa volta mancare le reazioni degli altri, indignati e forse invidiosi, non di come pensano Giacomo e Giovanni…In fondo tutti vogliono primeggiare, avere un premio per la loro sequela al maestro. Gli altri discepoli sono infastiditi dal fatto che i figli di Zebedeo si sono proposti, hanno giocato d’anticipo, quasi in contro piede: tocca al maestro assegnare i posti, stabilire chi è il primo  o il secondo. Gesù non è venuto per indicare e stabilire dei posti, non fa le classifiche, propone però  il servizio come la strada  per il primo posto, diventare servi per scelta e convinzione. Gesù propone un netto paragone: come pensano i dominatori di questo mondo e come dovrebbero pensare loro, suoi discepoli.

“Tra voi però non sia così”. Un altro insegnamento incomprensibile per i discepoli, pur offrendo Gesù il suo stesso esempio: “Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Non avere un proprio posto, un proprio privilegio, un proprio vantaggio, ma…dare la propria vita. Tutto questo diventerà chiaro forse, quando Gesù si cingerà il grembiule, offrirà il proprio corpo e sangue, si caricherà della croce. Ma chissà se per i tanti discepoli che la storia del Cristianesimo ha rigenerato è chiaro che il figlio dell’uomo è venuto a servire, non a farsi servire!

Insieme a Giacomo e Giovanni, insieme agli altri dieci che si indignano c’è una Chiesa che fa fatica a comprendere il vero senso della sequela. Ci siamo noi tutti desiderosi  di una sana coerenza,  ma nello stesso tempo ansiosi e paurosi…Servire basterà per essere felici? Gesù ci ha confermato che è così, e allora, non c’è che fidarsi e continuare il cammino con fiducia.

Sr Giuliana

Oggi Marco (cap.10,17-30) ci presenta una pagina evangelica fatta di incontri, sguardi, proposte, scelte e interrogativi.

Un tale corre incontro a Gesù con la voglia di incontrare un maestro e soprattutto con l’atteggiamento di chi vuole capire il senso della vita ed essere felice. Un tale che è già sulla buona strada, osserva già i comandamenti. Ma i comandamenti non bastano per essere felici, non sono la meta e il fine. Gesù alza il livello della proposta, si può uscire dalla spirale delle osservanze, ci dice che si è veramente felici non solo quando si vivono alla lettera delle regole ma quando si fanno delle scelte per gli altri. “Va vendi quello che hai e dallo ai poveri”…e ancora di più, vieni e seguimi. Gesù non dice a questo tale, vendi, dai e basta…dai il tuo tesoro per un altro tesoro in cielo. È troppo, è impossibile, è destabilizzante questa proposta e rende scuri in volto, fa ritornare sulla stessa strada. Questo tale sceglie di essere triste e sicuro, Gesù propone felicità e incertezza. Questo episodio ci ricorda che spesso si preferisce rimanere schiavi tranquilli piuttosto che diventare camminatori inquieti, cercatori dell’infinito.

Anche Gesù riconosce che è molto difficile, questa diventa per lui l’occasione buona per ricordarlo ai discepoli ripetendolo addirittura due volte.

Una lezione importante, fondamentale, seguire il Signore non è una cosa semplice, automatica, naturale, seguire il Signore è una scelta continua. Questo spaventa i discepoli, cominciano a pensare che nessuno può farcela ed ecco Gesù che li incoraggia da maestro e amico: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Perché tutto è possibile a Dio”.

I dodici hanno seguito con grande attenzione questo discorso e subito lo calano nella loro realtà, lo applicano alle loro scelte. “Ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito” quante volte con Pietro vorremmo ripetere questa affermazione. È sempre presente la logica del contraccambio dentro di noi, serpeggia la paura di aver perso tutto nel seguire il Signore. E Gesù rassicura che nella sequela non si rimane mai a mani vuote, non si rimane mai soli, non si smette mai di vivere e di soffrire per la causa del Vangelo. Tutto in sovrabbondanza, come sempre, l’amore e il dono di Dio vanno in eccesso, vanno oltre, guardano al futuro, all’eternità!

Forse non c’è pace per chi vuole essere felice alla maniera di Dio, secondo la pedagogia  di Gesù, per causa sua e del Vangelo, ma di sicuro il Signore non si lascia vincere in generosità. «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà». Questa è la risposta di Dio alle attese degli uomini, supera il tempo e le logiche, non ha misura e limiti, perché è la risposta di chi ci ama veramente.

Sr Giuliana

Il Vangelo di questa domenica si apre con una domanda posta dai farisei a Gesù. Una  domanda che non  parte dalla ricerca della verità, dal desiderio di comprendere come vivere ad un altro livello, come sincero approccio ad un maestro di vita. No, è una domanda provocatoria di cui loro già sanno la risposta. Gesù è troppo autentico per i loro gusti, è una minaccia e allora bisogna partire in contropiede, provocando.  È questo il gioco dei farisei. Certo Gesù perdonava i peccatori, predicava la misericordia, l’amore gratuito, ed ecco che la domanda è su una questione delicata dove tutto questo può essere messo in discussione.

È lecito a un marito ripudiare la propria moglie?

Ma Gesù rispedisce al mittente questa domanda,  come a dire, voi sapete benissimo cosa è lecito e anche cosa è giusto. Già la domanda è forse segno di cuori induriti, chiusi, non liberi, che in fondo hanno bisogno che qualcuno decida per loro. Dio parla di ciò che è bene, ciò che è secondo retta coscienza. Dio non decide, infatti, cosa è lecito ma invita sempre ad uno sguardo d’amore e di unione. La risposta quindi è semplice, Dio ci ha sognato in comunione, l’uno per l’altro, la divisione l’ ha introdotta l’uomo. Questo discorso di Gesù continua ancora, anche i discepoli vogliono capire meglio e Gesù spiega ancora una volta quando l’uomo commette adulterio. Il problema forse non è comprendere, ma quanto cambiare atteggiamento di fondo di fronte alla proposta nuova che Gesù è venuto a portare.  Gesù lo sa e offre i bambini come modello di accoglienza del regno. Il regno non si accoglie con false domande, con decidere cosa è lecito oppure no, con il desiderio di mettere alla prova per poter accusare. Le regole, le prescrizioni, le leggi entrano in campo quando non si è nell’amore, quando non si è con Dio.. E allora “lasciate che i bambini vengano a me”, anzi di più, diventate come loro e tutto sarà chiaro, semplice, possibile.

suor Giuliana

Tagliare…per un cammino vero e autentico!

Il Vangelo di questa domenica inizia con un episodio che i discepoli riportano a Gesù. Un tale scaccia i demoni in nome di Gesù, è un fatto questo che inquieta e destabilizza i discepoli, sentono di dover intervenire. E Gesù come sempre ha un altro sguardo sulla realtà: non importa che non è un seguace stretto, è uno che fa il bene nel suo nome e questo basta. Gesù non ha paura di chi opera anche fuori dal gruppo dei discepoli, il bene può venire da tante parti, la sua voce può superare i confini che mettiamo noi umani. Forse Gesù sognava una Chiesa così, libera e aperta, che non si aggiudica il diritto di decidere chi merita né di ricevere, né di annunciare il Vangelo. Una Chiesa che non si crede l’unico luogo di verità e di bene, ma piuttosto accoglie tutto quello che si fa, ovunque e da chiunque, in nome di Cristo, fosse anche un bicchiere d’acqua!

Per Gesù il problema non è chi opera in suo nome, ma chi piuttosto, può diventare un impedimento per i piccoli che credono in lui. Marco subito ci fa rincontrare il Maestro esigente che non esita ad un invito alla radicalità, alla coerenza senza compromessi e senza mezze misure. Quello  che è motivo di scandalo va tagliato, eliminato alla radice. Un richiamo a fare un cammino veritiero a livello personale, di ciò che in noi stessi può risultare “pietra d’inciampo”… quello va buttato. Difficilissimo questo lavoro interiore di conversione e purificazione e nello stesso tempo un implicito invito a guardare il male che è dentro di noi e non fuori di noi, come si è soliti fare. Gesù parla usando l’imperativo, è tagliente, duro, ma ci dà così  forse l’unico metodo veramente possibile per una profonda revisione di vita. Di ciò che non va nella vita, nella società, nel mondo noi spesso possiamo diventare solo spettatori, a volte critici, al massimo oppositori a livello di parole. L’unico potere che abbiamo di poter cambiare è su ciò che riguarda noi. Le nostre mani cioè, il nostro operare. I nostri piedi, le vie che scegliamo di percorrere. I nostri occhi ossia il nostro modo di vedere la vita e quello che decidiamo di guardare e amare.

È questo il cambiamento che il Signore ci chiede prima di tutto per noi, che siamo chiamati ad essere incompleti sì. Ciò che manca è il segno di un autentico cammino e per “i piccoli”, i preferiti di Dio, quelli che non aspirano ad essere i primi, che forse non contano niente, quelli dalla fede semplice e umile.

Suor Giuliana