In questa terza domenica di Pasqua il Vangelo ci propone un’altra apparizione di Gesù risorto, dopo quella esclusiva alle donne al sepolcro. Gesù ci viene incontro con discrezione e delicatezza rispettando il nostro cammino di uomini e di credenti, così  ha fatto “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato…” mostrandosi sulla strada verso Emmaus.

Un vero e proprio itinerario esistenziale e liturgico può essere ravvisato nei segni del racconto di Luca che oggi ascoltiamo e nella dinamica dell’incontro e della relazione che esso propone. I due discepoli si lasciano alle spalle l’esperienza con il Maestro, l’hanno ormai archiviata, e sono incapaci di comprendere la loro storia, di riconoscere il nuovo…”i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”.  Eppure nel loro fallimento e frustrazione c’è un segnale di vita, di speranza ancora: i due non si separano, camminano insieme, “conversano e discutono insieme”…Cercano, senza trovarlo, il senso di quanto accaduto finchè in questo dialogo si inserisce lo sconosciuto che li affianca. Attraverso le sue domande discrete e puntuali, questo straniero li aiuta ad rielaborare l’esperienza vissuta, dà loro la chiave per decifrarla…Comprendono che  non sono vittime di un destino assurdo e folle, la croce di Gesù non è stato un incidente di percorso che ha infranto sogni e attese…ma sul serio “Dio ha tanto amato il mondo da donare suo Figlio, perchè il mondo non fosse condannato, ma salvato”. Lo sconosciuto spiega le Scritture, la stessa parola di Gesù che negli anni di sequela nè i discepoli, nè gli apostoli avevano compreso. Egli ripropone la Buona Notizia di un Dio vicino, di un Dio con noi che non viene a spiegarci perchè c’è tanto male nel mondo, tanta violenza…ma un Dio che sceglie la via povera, fragile, umile della vita donata, del “pane spezzato” che diventa segno inequivocabile della sua presenza e del suo stile.

Così  ha fatto quella sera mostrandosi sulla strada verso Emmaus, così fa in ogni Eucaristia celebrata e vissuta: prende il pane, rende grazie, lo spezza e lo distribuisce. E noi siamo dentro questa dinamica di vita e di dono:  partecipi del suo dono e anche della sua missione…”Resta con noi, Signore”, perchè  annunciamo con franchezza e audacia il tuo Vangelo. Resta con noi e ridona passione e slancio al nostro impegno missionario e così possiamo testimoniare con la vita, più che con le parole,  che tu sei “davvero risorto”.

                                   sr Viola Mancuso

È risorto! Abbiamo atteso questa notizia durante tutto il cammino quaresimale e finalmente è arrivata: Cristo è veramente Risorto. Lo abbiamo cantato durante la veglia pasquale e ripetuto per tutta l’ottava di Pasqua. È risorto! Ci crediamo, ma come vorremmo poterlo vedere, conoscere, abbracciare!  Questa l’esperienza di ogni cristiano… in ogni tempo!

Nella liturgia della seconda domenica di Pasqua, la Parola di Dio ci fa vivere l’esperienza pasquale raccontata nel Vangelo di Giovanni nel capitolo 20,19-31 e ci fa ripercorrere il percorso che hanno compiuto i primi discepoli per arrivare alla fede. Dopo la narrazione del sepolcro vuoto e dell’incontro con Maria, c’è la visita di Gesù ai suoi discepoli; essi pur sapendo che il sepolcro era vuoto e pur avendo ricevuto l’annuncio da Maria della Resurrezione del Maestro, non lo hanno ancora incontrato.

Protagonisti del racconto: Tommaso, i Discepoli, il Risorto, lo Spirito Santo.Tante le sfide che ci propone: la pace, il perdono, la misericordia, la fede, la relazione con Dio.

I primi versetti ci portano dentro il Cenacolo, la sera di Pasqua, dove i discepoli sono chiusi dentro per la paura di essere perseguitati, ricercati, accusati ingiustamente. Sono chiuse le porte del cenacolo e quelle dei loro cuori. Hanno bisogno di vedere, non si fidano ancora di un annuncio. Per incontrare veramente il Risorto è necessario sì ascoltare un annuncio, ma è necessario contemplare i segni nel suo corpo, è necessario incontrarlo ed abbracciarlo ed essere personalmente invitati ad annunciarlo.

All’incontro con il Risorto però manca Tommaso. Quando torna, i discepoli gli danno la notizia, confusi, stupiti e pieni di entusiasmo. Tommaso non li crede . Non crede ma resta. Non fugge la compagnia dei suoi amici e della Chiesa nascente.

Anche lui vuole vederlo: è in gioco la sua vocazione di uno dei dodici, chiamato ad essere testimone diretto del Crocifisso risorto. Per testimoniarlo deve poter dire: “L’ho visto anche io”. È un bene per noi che sia stato assente: così comprendiamo meglio cosa è la fede. Dopo averlo incontrato e visto, Tommaso ha percorso tutto il cammino: è diventato credente e diventa testimone della fede. Anche oggi il Risorto entra nei nostri cenacoli chiusi e annuncia la pace, dona lo Spirito, ci offre l’opportunità di toccare con mano una nuova possibilità di vita, di vivere come Lui, amando! Il brano evangelico si conclude con l’affermazione che l’esperienza di fede nel Risorto è comune a molti, ai cristiani di ogni tempo, è comune ad ognuno di noi ogni volta che facciamo esperienza del risorto nei segni della sua presenza soprattutto nell’Eucarestia e nel sacramento del perdono.

Sono ancora freschi nel cuore e nella mente gli eventi della passione, l’ultima immagine impressa forse era proprio il grosso masso che aveva messo punto alla vicenda umana di Gesù. Quella grossa pietra diventa la preoccupazione delle donne e, come per non rassegnarsi, preparano gli aromi per Gesù. Chi ci rotolerà via il masso? Questa domanda accompagna il loro cammino, quando era ancora buio. Questa è spesso la domanda che accompagna anche il nostro andare, il nostro vivere gli eventi incomprensibili della nostra vita e della storia…Questa è la domanda che si insinua e spesso blocca la speranza. Ma bisogna comunque camminare, solo camminando si possono scoprire le sorprese, e l’alba arriva. Proprio all’alba del nuovo giorno Maria di Magdala scopre che la pietra non c’è più.

Primo segno di Pasqua, di resurrezione, ci vuole l’alba nuova dopo la dolorosa attesa per scoprire che neanche i massi sono insormontabili, per comprendere che per Dio nulla è impossibile. Gesù lo aveva già detto, ma siamo così facili a dimenticare le promesse e la fedeltà delle parole di Dio! Maria non comprende e non ricorda, anzi pensa di aver perso anche il corpo di Gesù. In momenti come questi il cuore chiede conferme, chiede aiuto, l’angoscia trova sponda in chi ha vissuto gli stessi eventi, in chi con te aveva creduto a quella via nuova che Gesù proponeva con fermezza. Inizia così la corsa di Pietro e Giovanni, accompagnata e spinta da un tumulto di sentimenti.  Gesù fa ancora correre, interrogare, muovere. Non si può stare chiusi nel cenacolo, bisogna rialzarsi dai propri rimorsi e paure.  Giovanni corre più veloce, è il discepolo che si sente amato, ha forse per questo una marcia in più. Sa correre, ma anche arrestare la sua corsa per attendere Pietro per fare esperienza della resurrezione insieme.  Non importa chi arriva per primo, conta sentirsi compagni di viaggio e di un avventura tutta ancora da interiorizzare…Quella tomba vuota va contemplata a più occhi e più cuori. Per comprendere forse è necessario chinarsi, come fa Giovanni. Quello che non si comprende con la sola intelligenza va contemplato e fissato nel cuore. In quella tomba vuota Pietro e Giovanni sono chiamati a scorgere e leggere i segni della resurrezione. È proprio quel vuoto a riportare alla mente l’esperienza, le parole, il loro vissuto con Gesù e fare poi in modo di “vedere e credere”.

La Pasqua si sperimenta e si vive insieme, insieme da credenti e fratelli, da credenti che corrono, si attendono, si chinano e insieme credono per ripartire sulle strade del mondo.

    suor Giuliana Imeraj

Con questa domenica inizia solennemente la Settimana Santa. Il nostro cammino quaresimale volge al termine e il deserto, da cui eravamo partiti, si trasforma in una città brulicante di folla numerosissima che “stese i suoi mantelli sulla strada… L’ingresso regale di Gesù, acclamato dalle folle, potrebbe diventare il simbolo del suo ingresso reale nell’intimità del nostro cuore, ove ci poniamo in ascolto delle sue ultime parole, come preziose indicazioni per il nostro cammino di discepoli. La luce sfolgorante del mattino di Pasqua sarà direttamente proporzionale alla nostra disponibilità ad attraversare come e con il Signore, la fatica dell’umiliazione e ciò che sentiamo come morte. La domanda che si pone tutta la città, in preda all’agitazione, risuona con forza anche nel nostro cuore: “Chi è costui?” San Paolo ci offre una spiegazione che, a prima vista, può sembrare inaccessibile:” Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio: ma spogliò se stesso…”(Fil 2,6-8).  Gesù poteva non scegliere di redimere i nostri peccati attraverso la passione e la morte; ma in Lui la risposta al dolore e al male non si è limitata a formulazioni dottrinali, si è fatta, invece, Persona incarnata.  Seguire Cristo è ascoltarlo, è seguire l’esempio che Egli ci ha lasciato e che la Settimana Santa ci ripropone ogni anno, in preparazione alla Pasqua.


Al centro della nostra fede cristiana vi è il mistero che Dio ha scelto di rivelare, attraverso una sottomissione senza riserve al richiamo verso il basso. Dio ha scelto di manifestare la pienezza del suo amore in un uomo, la cui esistenza l’ha condotto a una morte umiliante, fuori dalle mura della città. Colui che era dal principio con Dio e che era Dio, si manifestò come piccolo e debole bambino, profugo in Egitto, adolescente obbediente, discepolo penitente del Battista, predicatore della Galilea, seguito da alcuni semplici pescatori.

La vita di Gesù di Nazaret è stata una vita di risposta alla tentazione del potere. Gesù non lascia dubbi sul fatto che la via che Egli ha vissuto è la via che indica ai suoi seguaci:” Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo..”(Mt 20,26-28).  La via dell’abbassamento è la via della croce:” Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me..”(Mt 10,38..)  Il discepolo è colui che segue Gesù lungo questa via ed entra con Lui in una vita nuova. E’ un cammino arduo e sconcertante. E’ la via di Dio, che si rivela nella discesa verso il basso, perché soltanto Colui che è Dio può spogliarsi dei privilegi divini e diventare come noi. La via dell’abbassamento è la via della croce, la via di Cristo. E’ proprio questo modo divino di vivere che il Signore vuole donarci, affinché diventi nostro, perché siamo trasformati in Lui, dal nostro rapporto con il suo Spirito.   La vita spirituale è la vita dello Spirito di Cristo in noi e fra di noi. Lo Spirito Santo ci guida a percorrerla, non per farci soffrire, ma per aiutarci a vedere Dio presente in mezzo alle nostre lotte, per diventare testimoni della sua compassione, nella concreta situazione del tempo e del luogo in cui viviamo.

Signore Gesù, vogliamo entrare con te e come te nel mistero di questi giorni santi, in punta di piedi e con il cuore colmo di meraviglia per ogni tuo minimo gesto, per la tua più piccola parola, così pure vogliamo custodire ogni tuo sguardo e ogni tuo silenzio.

sr Annafranca Romano

In questa liturgia odierna, quinta di quaresima, esplode con gioia il senso della vita. Attraverso il Vangelo, infatti, siamo chiamati a confrontarci con il miracolo del ritorno all’esistenza di Lazzaro che diventa per noi simbolo della risurrezione e della vita.

Lazzaro è malato (v. 1); a lui Gesù vuole molto bene e, quando lo viene a sapere, si trattiene ancora due giorni prima di andare da lui (vv. 6.11). Egli aspetta che si completi il ciclo biologico di Lazzaro per meglio manifestare l’opera di Dio affinché i discepoli credano (v. 5) che proprio lui è l’inviato del Padre che ridona vita a tutti coloro che, credendo, si affidano a Lui.

È bene soffermarci oggi, sulla progressione della fede in Marta. Ella aspetta l’amico Gesù che tarda a venire, in un certo senso lo rimprovera al suo arrivo (v. 21) ma sa che qualunque cosa il Signore farà, sarà bene per lei e per tutta la sua famiglia. A lei il Signore rivolge un’interessante domanda, valida anche per noi: “Credi tu questo? (v. 26) Credi cioè che a me tutto è possibile? Ella risponde affermativamente e scopre le meraviglie di Dio. Quest’esperienza così forte la spingerà a chiamare sua sorella  Maria ricordandole che “il Maestro è qui e ti chiama” (v. 28)… un bell’invito anche per noi.

Sì, il Signore ci chiama a vivere con Lui, per Lui ed in Lui tutta la nostra esistenza. Ci fa uscire dalle tenebre della nostra interiorità, ci chiama a venir fuori dai nostri sepolcri (v. 43) in cui per paura e per dolore ci siamo rinchiusi per liberarci e farci andare (v. 44) con passo deciso verso di lui.

Accettiamo, allora, quest’invito, prostriamoci ai piedi del Maestro (v. 32), riconosciamolo Signore e affidiamo a lui tutto noi stessi per vivere da uomini e donne libere nell’amore e per aiutare tanti che sono lontani a vivere la magnifica esperienza di Dio che salva, redime, perdona.

suor Simona Farace